Il territorio denominato “Oltrepò Pavese” si presenta inequivocabilmente distinto dal comprensorio circostante. Dalla pianura padana, guardando a sud nelle belle giornate di vento, si ergono i corrugamenti delle colline che prendono forma quasi all’improvviso, compatte e vicine fra loro.
Il territorio prende forma di triangolotto con il vertice in basso, da Voghera, verso Varzi seguendo la strada statale 461 e poi su, passando per Santa Maria della Versa, fino ad est di Stradella e poi di nuovo verso ovest lungo la statale 10 fino a Voghera, che scorre tesa e bassa sul limitare nord del territorio, collegando Voghera con Stradella. Voghera dà accesso al lato che confina con il tortonese, colline ampie e lunghe molto verdi. Da Casteggio si accede alla strada che taglia in due il territorio, ma la strada è bassa, ancheggia fra le basi delle colline, in basso, poco panoramica, buia, ma rapida. Forse il modo migliore e più panoramico, anche se tanti angoli belli non ne sono nemmeno sfiorati, è proprio entrarvi da Stradella in direzione Santa Maria della Versa e poi seguire per Zavattarello. La strada è dapprima infilata fra le prime colline che iniziano ad ergersi coraggiose, lasciando ad est la sommità da dove domina Montù Beccaria e poi, dopo Santa Maria, la torre quadrata di Volpara (terra di moscato) e Golferenzo con il suo Olmo napoleonico. Poi si sale ancora sulla cresta con dolci tornanti e si inizia uno slalom dolce o serrato come la vostra guida esige, fra le creste sfalsate dei colli. Paesi, boschi, vigneti, paesi, vigneti, vigneti, paesi, boschi, casa isolata, cimitero, castello diroccato, paese, vigneto,…
Zavattarello non è la fine di tutto, perché poi si entra in territorio piacentino ed il bello continua, ma si fa emiliano prima e poi ligure, se si prende la deviazione verso ovest.
Facciamo dietro front e portiamo il paesaggio dipinto nello specchietto retrovisore, sul parabrezza. Oltrepò di nuovo. Mi rendo conto che è una zona paesaggisticamente bella e preziosa per le attività che vi si svolgono: è praticamente tutta abitata e non erro di molto a dire che la vite ed il suo indotto sono la principale attività agricola del comprensorio. Un’area di oltre 500 kmq., con altitudine dai 100 ai 600 metri s.l.m., tutta collina che si alterna, si rincorre, si arruffa.
Dicevo che il paesaggio è dominato dalla vite. Bellissimo. I terreni sono calcarei, poveri, dilavati e sciolti, argillosi e forti, spesso in forte pendenza. Buoni per la vite.
L’Oltrepò è considerata un’appendice del Piemonte, per le varietà che si coltivano e per l’idea di paesaggio, così simile a quello di Langa. Ma quante varietà di uve sono presenti qui? Riesling, Chardonnay, Pinot Bianco, Grigio e Nero, Moscato, Tocai, Croatina, Uva Rara, Vespolina, Barbera, Cabernet, Merlot.
Contrariamente ai cugini piemontesi, la produzione vitivinicola qui da sempre segue logiche produttive quantitative. Costume duro a modificarsi, anche per la presenza della vicina Milano, con i suoi andirivieni di acquirenti auto-muniti e damigiane-forniti. Ma la qualità è difficile a farsi con alti quantitativi di uve per ettaro, con forme di allevamento grandi.
Manca anche il sostegno prezioso di cantine sociali che non siano mere raccoglitrici di uve di qualità “generica”, ma che si propongano quali veri partner degli agricoltori, con identificazione e corresponsabilità della qualità del vino finale (si veda quello che succede, per non fare nomi ulteriori, in Alto Adige – Sud Tirolo).
I nomi belli ci sono certamente ma, forse con un cambio generazionale, gli sforzi isolati di pochi produttori che comprendono territorio e mercato potranno divenire “ambiente”. Gli scaffali delle enoteche e le carte dei ristoranti sono oggi orfani di Oltrepò.
Continuo nell’esplorazione, con l’elmetto da minatore, per portare alla luce nomi preziosi di produttori, nel tentativo di fare piena luce su queste colline magnifiche. A futura memoria.
Il Cavatappi
WHI su Facebook
WHI su YouTube